Su una maglia da calcio, un numero deve prima di tutto farsi leggere. Da lontano, mentre il giocatore corre, sotto le luci dello stadio e dentro un’inquadratura che dura pochi secondi. Sembrerebbe esserci poco spazio per raccontare altro.
Eppure il Barcellona ha scelto proprio nomi e numeri delle divise 2026/27 per richiamare il modernismo catalano. Quasi nello stesso momento, lo Sporting Clube de Portugal ha presentato una nuova identità nella quale un dettaglio della propria storia, la corona dello stemma, diventa il punto di partenza per un intero carattere tipografico.
Due club, due città e due operazioni diverse. In entrambi i casi il territorio entra nelle lettere. La questione è capire se riesca anche a restarci.
Basta prendere una forma riconoscibile da un luogo o da un archivio per ottenere una tipografia davvero proprietaria?
Barcellona: indossare la città
La nuova numerazione del Barça utilizza proporzioni verticali, curve organiche e linee interne che rimandano al linguaggio dell’architettura modernista. Il riferimento non è nascosto. La città entra direttamente sul retro della maglia e il club lo presenta come un modo per rafforzare il legame con Barcellona e con la Catalogna.
Fonte: F.C. Barcelona
Il supporto, però, non è neutro. Nelle competizioni UEFA, in Copa del Rey e nella Supercoppa il club può impiegare questo carattere. Nella Liga deve utilizzare la numerazione ufficiale del campionato. E anche quando la scelta è libera, i regolamenti UEFA stabiliscono requisiti di leggibilità, contrasto, colore e dimensione.
La forma identitaria deve quindi convivere con una funzione elementare: permettere di riconoscere un calciatore. È un limite utile, perché impedisce alla citazione culturale di trasformarsi in un esercizio senza attrito.
C’è poi un precedente che rende il caso meno “nuovo” di quanto possa sembrare. Nel 2015 il Barcellona aveva già presentato una numerazione ispirata ai comignoli della Pedrera di Gaudí. Il modernismo catalano non compare oggi per la prima volta: è un codice al quale il club torna.
La continuità può rafforzare il racconto, ma introduce un dubbio. Quando lo stesso immaginario viene richiamato più volte, resta un patrimonio vivo oppure diventa una scorciatoia prevedibile per dire “Barcellona”?
Fonte: F.C. Barcelona
Sporting: dalla corona all’alfabeto
Lo Sporting parte da un luogo diverso: non dall’immaginario urbano di Lisbona, ma dal proprio archivio. Nel luglio 2026, in occasione dei 120 anni del club, ha presentato il primo ridisegno completo dell’identità da circa venticinque anni. Il progetto di JKR riorganizza cinque elementi storici: scudo, corona, leone, strisce e Porta 10-A.
La nuova Sporting Sans, sviluppata con la foundry F37, deriva dalla corona. Le forme superiori sono ampie e pesanti, mentre le aste si assottigliano e i raccordi restano morbidi. Il risultato evita il consueto repertorio di caratteri sportivi compressi, inclinati e aggressivi.
Fonte: JKR
Qui la tipografia non è confinata alla schiena dei giocatori. Lettere e numeri possono attraversare comunicazione, contenuti social, merchandising, motion e applicazioni ambientali. Lo Sporting non ha progettato soltanto un segno da indossare, ma una voce da usare.
È questa la differenza più utile rispetto al Barcellona. Il Barça concentra il riferimento territoriale nel supporto più visibile e simbolico del club. Lo Sporting prova a costruire un’infrastruttura capace di tenere insieme molti punti di contatto.
Proprio l’estensione del sistema alza il livello della verifica. Una forma molto espressiva può funzionare bene in una presentazione e diventare più difficile da governare quando incontra titoli lunghi, lingue diverse, segnaletica, piccoli formati o una produzione quotidiana affidata a molte persone. Il progetto è recente: possiamo valutarne la coerenza, non ancora l’efficacia nel tempo.
Fonte: JKR
Il territorio non è una forma pronta all’uso
Prendere un dettaglio da Gaudí o da una corona storica offre una buona origine narrativa. Non garantisce, però, che il risultato appartenga davvero al club. Un riferimento diventa identità quando sopravvive alla spiegazione che lo accompagna.
Se un carattere funziona soltanto dopo aver letto il comunicato che ne racconta l’ispirazione, il legame è ancora debole. Se invece mantiene una voce riconoscibile nelle applicazioni, rispetta i vincoli del supporto e può essere usato senza ricorrere ogni volta alla citazione originaria, allora il territorio ha smesso di essere decorazione ed è diventato sistema.
Il territorio può dare origine a una forma. È l’uso a trasformarla in identità.
Questo non significa che un riferimento debba essere discreto. Sporting Sans è tutt’altro che neutra. Significa che l’espressività deve trovare una disciplina: gerarchie, pesi, spazi, dimensioni e contesti nei quali la voce possa restare riconoscibile senza diventare invadente.
Una domanda utile anche fuori dal calcio
Il problema riguarda qualunque brand voglia tradurre un territorio in identità. Nel food e nel beverage, per esempio, si ricorre spesso a profili di monumenti, maioliche, paesaggi, colori locali e lettering che cercano di sembrare “del posto”. Sono elementi comprensibili, ma proprio per questo facilmente intercambiabili.
La domanda da portare in un brief non è soltanto quale simbolo rappresenta meglio la nostra origine? È più esigente:
quale principio possiamo ricavare da quell’origine per costruire un linguaggio capace di funzionare anche quando il simbolo non si vede più?
Il Barcellona e lo Sporting offrono due risposte ancora da verificare nel tempo. Il primo usa la tipografia per indossare la città, entro i limiti concreti della competizione. Il secondo parte dall’archivio del club e prova a farne una voce estesa.
Il passaggio decisivo avverrà fuori dalle immagini di lancio: quando quei caratteri dovranno leggere, orientare, vendere, celebrare e parlare ogni giorno. È lì che capiremo se il territorio è diventato davvero carattere o se è rimasto soltanto il soggetto della presentazione.





