Quando furono introdotte, nel 2002, le banconote in euro mostravano finestre, portali e ponti. Sembravano appartenere alla storia dell’architettura europea, ma nessuno di quegli edifici esisteva davvero.
Erano immagini inventate.
Fonte: Banca Centrale Europea
Una scelta prudente e, per certi versi, necessaria. Rappresentare il Colosseo, la Torre Eiffel o la Porta di Brandeburgo avrebbe significato associare la nuova moneta a luoghi e nazioni precise. L’euro, invece, doveva diventare il simbolo di un progetto comune ancora giovane. Per appartenere a tutti, cercava di non appartenere a nessuno.
Oggi quella neutralità sembra non bastare più.
La Banca centrale europea ha presentato dieci proposte finaliste per la prossima serie di banconote. Non sono ancora i nuovi euro e il sondaggio aperto fino al 21 settembre 2026 non eleggerà direttamente il vincitore. La scelta finale spetterà al Consiglio direttivo della BCE.
Eppure il confronto tra le proposte rende già visibile un cambiamento importante: l’Europa sta valutando di sostituire le sue architetture immaginarie con persone, paesaggi, animali, luoghi culturali e istituzioni riconoscibili.
Non si tratta soltanto di aggiornare la grafica. Si tratta di decidere che cosa possa diventare immagine dell’Europa.
Un’Europa senza indirizzo
Le finestre e i portali delle banconote attuali simboleggiano apertura e cooperazione. I ponti richiamano la comunicazione tra i popoli europei e con il resto del mondo. Il loro anonimato non è quindi una mancanza di significato. È parte del significato stesso.
Le immagini evocano una storia condivisa senza indicare un luogo preciso. Nessun Paese prevale perché nessun Paese viene rappresentato direttamente.
Questa soluzione racconta bene il momento in cui è nata la moneta unica. Prima di costruire un immaginario comune, bisognava evitare che l’euro apparisse come l’estensione simbolica delle nazioni più forti. La neutralità serviva a ridurre il conflitto.
Il risultato, però, è un’Europa riconoscibile soprattutto come idea istituzionale. Le architetture sembrano familiari, ma non possono essere visitate. Non appartengono a una memoria specifica e non chiedono a nessuno di riconoscersi davvero al loro interno.
La nuova serie prova a percorrere una strada diversa.
Due modi di raccontare l’Europa
Le dieci proposte sono divise tra due temi già selezionati dalla BCE: “Cultura europea” e “Fiumi e uccelli”.
Nel primo compaiono sei personalità: Maria Callas, Ludwig van Beethoven, Marie Curie, Miguel de Cervantes, Leonardo da Vinci e Bertha von Suttner. Sul retro trovano spazio arti performative, musica, scuole, biblioteche, musei e piazze pubbliche.
Nel secondo, le protagoniste sono specie di uccelli inserite in differenti ecosistemi, lungo un percorso che segue i corsi d’acqua europei. Sul retro appaiono invece edifici e attività delle istituzioni dell’Unione.
Non siamo quindi davanti a dieci risposte completamente libere. I progettisti hanno lavorato dentro un perimetro già definito: temi, personaggi, specie, luoghi culturali e associazioni tra soggetti e tagli erano stati stabiliti prima del concorso.
Una parte decisiva del progetto è avvenuta prima che i designer iniziassero a disegnare.
Fonte: Banca Centrale Europea
La direzione culturale ha una forza immediata: restituisce un volto all’Europa. Le persone possono riconoscere Leonardo, Beethoven o Marie Curie e associarli a una storia che ha attraversato i confini nazionali.
Ma appena si scelgono sei nomi, diventano visibili anche tutti quelli che non sono stati scelti.
Quali aree geografiche sono rappresentate? Quale equilibrio esiste tra uomini e donne? Quanto spazio viene dato alla cultura del passato rispetto a quella contemporanea? E fino a che punto la notorietà coincide con la capacità di rappresentare un continente?
Non credo sia utile interpretare il valore dei tagli come una graduatoria tra le personalità. Leonardo non “vale” più di Maria Callas perché compare sui 100 euro. L’associazione segue una sequenza di ambiti culturali, non una gerarchia ufficiale di importanza.
Il problema resta comunque evidente: un volto crea vicinanza, ma rende inevitabile l’esclusione.
“Fiumi e uccelli” sembra aggirare il conflitto. La natura attraversa i confini, non appartiene a una singola nazione e consente di parlare di biodiversità, interdipendenza e patrimonio comune.
È una soluzione più universale, ma non per questo neutrale. Anche rappresentare l’Europa attraverso ecosistemi, resilienza ambientale e istituzioni è una scelta culturale e politica. Semplicemente, sposta il confronto dalle persone ai valori.
Una serie non è una collezione di sei grafiche
Le proposte più convincenti non si limitano a ripetere lo stesso layout cambiando colore, ritratto o animale. Provano a costruire una relazione tra i sei tagli.
Nel progetto J di Ville Tietäväinen, per esempio, il valore crescente delle banconote accompagna il fiume dalla sorgente fino al mare. Ogni taglio è riconoscibile singolarmente, ma acquista più significato quando viene osservato insieme agli altri.






Nella proposta B di PunktFormStrich il canto degli uccelli diventa un motivo grafico, mentre una barra ne rappresenta la velocità di volo. Il sistema visivo non decora semplicemente il soggetto: prova a trasformare informazioni reali in struttura.






La proposta G di Rubio & del Amo e Cruz más Cruz lavora invece sulla costruzione tipografica. Ruotando le banconote in orizzontale emergono quattro blocchi verticali ispirati alle lettere della parola EURO.






È una dinamica che vale anche molto al di fuori delle banconote.
Quando si progetta una gamma, la coerenza viene spesso confusa con l’uniformità. Si costruisce un modello, si cambia il colore e si sostituisce il nome della variante. Tutto appare ordinato, ma le relazioni tra i prodotti rimangono deboli.
Una serie diventa più solida quando ogni elemento è autonomo e, allo stesso tempo, partecipa a una struttura leggibile. La coerenza non dipende necessariamente dal fare apparire tutto uguale. Può nascere da una regola condivisa capace di produrre differenze.
Che cosa stiamo scegliendo davvero?
La BCE ha ricevuto più di 1.200 candidature. Venticinque designer sono stati invitati a sviluppare una o più serie complete e una giuria composta da 21 esperti ha selezionato i dieci finalisti.
Secondo il rapporto della giuria, le proposte sono state valutate considerando creatività, qualità estetica, coerenza della serie, rappresentazione culturale, riconoscibilità, differenziazione dei tagli e accessibilità.
Le caratteristiche di sicurezza definitive non sono ancora quelle che vediamo. Il progetto selezionato dovrà essere sviluppato, testato e adattato prima della produzione. Non possiamo quindi stabilire oggi quale proposta sarà più accessibile, più resistente alla contraffazione o più efficace nell’uso quotidiano.
Il pubblico viene coinvolto attraverso un sondaggio di opinioni, affiancato da una ricerca condotta su un campione rappresentativo di cittadini dell’area euro. I risultati contribuiranno alla valutazione finale, insieme al giudizio della giuria e alle verifiche tecniche.
È partecipazione, ma non progettazione collettiva.
Quando arriviamo al sondaggio, temi, soggetti, criteri e finalisti sono già stati scelti. Non è necessariamente un limite: una banconota deve rispondere a vincoli tecnici e di sicurezza difficilmente compatibili con una votazione aperta su ogni decisione. Sarebbe però fuorviante raccontare questa fase come se il pubblico stesse eleggendo direttamente il nuovo volto dell’euro.
Coinvolgere le persone significa anche stabilire con chiarezza su che cosa possono esprimersi, in quale momento e con quale peso.
Abbiamo bisogno di un’Europa più riconoscibile?
Il processo di riprogettazione è iniziato nel 2021. Non ci sono elementi sufficienti per sostenere che il passaggio verso soggetti più concreti sia una risposta diretta alle guerre, alle tensioni internazionali o alla crescente fragilità politica dell’Europa.
Sarebbe una spiegazione suggestiva, ma troppo comoda.
Possiamo però osservare che queste proposte arrivano in un momento in cui l’appartenenza europea appare meno scontata. L’Unione è presente nella vita quotidiana, ma continua a essere percepita spesso come una costruzione distante, tecnica, difficile da trasformare in un immaginario emotivo condiviso.
La stessa BCE presenta le banconote come una delle espressioni più tangibili dell’Europa e parla della necessità di rinsaldare un’identità comune.
Forse “rassicurazione” non è la parola esatta. Il bisogno potrebbe essere quello di rendere l’Europa più riconoscibile, meno astratta e più vicina alle persone. Di affiancare alla legittimità istituzionale una forma di appartenenza culturale ed emotiva.
Le banconote attuali raccontano un’Europa prudente, che prova a unire evitando di scegliere. Quelle future potrebbero raccontarne una più consapevole del fatto che ogni identità, per diventare visibile, deve assumersi il rischio di mostrare qualcosa.
Le prime banconote in euro non appartenevano a nessun luogo preciso. Era il modo più sicuro per farle appartenere a tutti.
Oggi resta da capire se quella neutralità protegga ancora l’idea di Europa o se abbia iniziato a renderla troppo anonima.
Per rappresentare tutti è ancora necessario non rappresentare nessuno?



